poeti eoliani

Poeta, disegnatore, attore teatrale, il giovane Davide Cortese esprime con passionalità la profondità e la ricchezza del suo universo interiore. I suoi versi e i suoi disegni danno fuoco all’ immaginazione, illuminano, commuovono, evocano mondi lontani e bellissimi, dove si respira l’intima dolcezza dell’uomo, la sua sacralità di creatura vivente. Davide Cortese, ce lo dicono le sue opere, é malinconico e solare, fragile e potente, visionario sognatore e accorto esploratore della vita: un artista autenticamente contraddittorio, che ci racconta, urlandola e tacendola, segnandola a dito, la sua moltitudine.”

Oreste Vaddice - scrittore




Armando Riitano - definito da Giuseppe Pontiggia un poeta dalla (personalità inquieta, mobile, insofferente, generosa) - ha pubblicato due volumi di versi: “Nero” (Joppolo Editore - Milano, 1994), il quale segna un esordio all’insegna dell’esistenzialismo e “dell’incosciente felicità’ perduta”, e “Referti Anormali” (InterArt - Carrara, 2002), in cui la fine lucidità di pensiero si risolve in un inestricabile intreccio di filosofia positivistica e maledettismo, culminanti nella descrizione della morte della stessa poesia. Deluso dai modelli e dagli indirizzi poetici recenti, dal punto di vista tecnico  Riitano ama non di rado rifarsi e- come egli dice - “giocare” con la metrica tradizionale. Particolare consenso ha riscosso l'ultimo libro di Riitano (Anùtili e Ammàtula), in cui l'autore recupera l'antico dialetto eoliano; opera d' interesse etnografico oltre che letterario.

 


 

Giuseppe La Greca si pone come uno degli insoliti esemplari di professionisti che abbracciano e manifestano una duplice vocazione. Nel caso nostro il La Greca, economista, indossa i panni dello storico. E’ la sua stessa personale “forma mentis”, rigorosa e geometrizzante, che lo fa approdare alla storia riservando, però, particolare predilezione per quella che si è portati a definire storia minore, così tanto trascurata. Ad uno di codesti segmenti collaterali si accosta il nostro studioso il quale viene a trattare de “La Storia della pomice di Lipari- dagli albori alle concessioni monopolistiche”. Centossessantasette pagine ben spese, attraverso le quali si apprende dal cavernicolo che della pomice e della “sorella”ossidiana aveva fatto largo uso e si giunge via via alle perfette ottocentesche organizzazioni d’industria dello scavo e della produzione. Documentazione ineccepibile e dirette testimonianze di visitatori danno corpo ad un testo capace di farci percorrere un nutrito filone di memorie che sanno di duro lavoro e di ricchezza collettiva, di commerci su larga scala e di ripetuti momenti di conflittualità tra Chiesa locale e Comune i quali delle bianche montagne per lunghissimi anni si contesero il possesso. ( Giovanni Iacolino Editore, Lipari 2003 ) 

 

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